Rana Freccia – Phyllobates terribilis

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Rana Freccia

Rana Freccia – Phyllobates terribilis

Rana Freccia - Phyllobates terribilis
Rana Freccia – Phyllobates terribilis

La rana freccia o rana dorata, nome scientifico Phyllobates terribilis, è un piccolo anfibio, anche noto come rana dardo. Appartiene all’ordine degli Anuri, famiglia delle Dendrobatidae. È molto tossica, il suo colore è giallo vivo e serve ad avvisare eventuali predatori della sua velenosità.

Vi sono diverse specie di rana freccia o rana dardo, queste sono contraddistinte da diversi colori: giallo, bianco, nero, arancio, rosso, verde e blu. Tra tutte queste, la più grande e la più velenosa è la rana freccia gialla, ovvero la Phyllobates terribilis.

Anche se viene chiamata rana dorata, in realtà questo anfibio si presenta in tre diverse colorazioni. Quella gialla, che è la più comune, quella verde e quella arancione che tra tutte è la meno diffusa.

In natura i colori brillanti sono spesso segno di avvertimento, anche se bisogna dire che non tutti gli animali con colori sgargianti sono velenosi. Tuttavia per le rane freccia non è così, uno studio del 2001 ha dimostrato che le rane con colori più brillanti sono anche le più velenose. Questa particolarità funziona bene in natura e gli animali sembrano riconoscere il pericolo comunicato dai colori accesi. La rana freccia infatti viene accuratamente evitata dai potenziali predatori.

Il maschio e la femmina della rana freccia sono uguali, l’unica caratteristica che li differenzia sono le dimensioni, che nella femmina sono leggermente più grandi. La femmina in genere raggiunge i 5 cm di lunghezza mentre il maschio si ferma ai 4,5 cm. La vita media degli esemplari che vivono nella foresta è di 4-6 anni mentre in cattività è di 10-12 anni.

Rana Freccia - Phyllobates terribilis

Veleno

Con il suo LD50 di 0,002 mg/Kg è considerato il vertebrato più velenoso al mondo. La sua pelle è impregnata di un’alcaloide velenoso chiamato batracotossina. Questo veleno impedisce la trasmissione nervosa degli impulsi, bloccando così la normale attività dei muscoli.

Anche una minima quantità di questo alcaloide, quando entra nel flusso sanguigno, provoca la paralisi e la morte in breve tempo. La morte avviene per insufficienza respiratoria o cardiaca ed al momento non esiste un antidoto a questo veleno.

Non è ancora chiaro il meccanismo con cui la Phyllobates terribilis produce il suo veleno, quello che è certo è che lo ricava dalla sua alimentazione. Al momento alcuni ritengono che il veleno venga prodotto dalle foglie di cui la rana freccia si ciba.

Altri invece pensano che l’anfibio ricavi il suo veleno dalle formiche o da un coleottero che fanno parte della sua dieta. Gli esemplari allevati in cattività infatti non producono il veleno e risultano innocui.

Anche se la quantità di veleno contenuta nella sua pelle è minima, è stato calcolato che è sufficiente ad uccidere 10 persone adulte. La sua pericolosità sta nel fatto che può venire assorbito semplicemente tramite contatto dalla pelle. È ancora più letale se viene assorbito tramite una ferita sulla pelle.

La tribù nativa Embera della Colombia utilizza da sempre le sue secrezioni per cospargere di veleno i dardi che usano per cacciare la selvaggina con la cerbottana. Recenti studi hanno dimostrato che il veleno resta attivo per un anno intero.

Dieta

Si ciba principalmente di piccoli insetti come coleotteri, formiche e termiti. Per catturarli utilizza la sua lingua appiccicosa.

Allevata in cattività la rana freccia è alimentata con grilli, mosche, cocciniglie, alghe, piccoli vermi e larve di zanzara.

Curiosità

Rana Freccia - Phyllobates terribilis

L’unico animale che mostra una certa invulnerabilità al veleno è  il Leimadophis epinephelus, un serpente color bruno arancio. Questo rettile rappresenta l’unico predatore della rana freccia e riesce a mangiare i suoi piccoli senza subire danni.

Purtroppo a causa della deforestazione sempre più intensiva, questo animale è diventato in breve tempo a rischio di estinzione.

Le tribù indigene utilizzano un piccolo stratagemma per indurre la rana dardo a produrre più veleno. In pratica la avvicinano ad una fiamma e la fanno sentire in pericolo. In questo modo viene stimolata la produzione dell’alcaloide velenoso.

Un altro metodo che gli indigeni utilizzano per aumentare la produzione della tossina è quello di infilargli in gola un bastoncino. Questo le spaventa e le induce a produrre ulteriore veleno dalla schiena.

Il suo nome deriva appunto dal fatto che gli indigeni utilizzano la sua batracotossina per avvelenare le punte dei dardi.

Attualmente si stanno studiando le proprietà degli alcaloidi velenosi della rana freccia per eventuali applicazioni terapeutiche. È stata sviluppata una versione sintetica di uno dei composti del veleno che sembra avere proprietà analgesiche.

Riproduzione

Quando la femmina è pronta per deporre le uova viene attirata dal richiamo del maschio in un luogo riparato sulla terra ferma. Qui depone le uova, circa 20, che dopo un paio d’ore verranno fecondate dal maschio.

Dopo circa 2 settimane le uova si schiudono e vengono alla luce i girini. Il maschio li carica sulla sua schiena e li porta in acqua.

Habitat

Vive nelle foreste pluviali della Colombia e a Panama, il suo ambiente ideale infatti ha bisogno di un’elevata umidità e di una temperatura non inferiore ai 26°. È un animale sociale diurno (attivo anche di giorno) che vive in gruppi composti da più elementi, in genere non più di 7. Vive principalmente sulla terraferma.

Diffusione Rana Freccia - Phyllobates terribilis
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